Non stiamo parlando di Alcatraz o San Quintino: siamo a Montecchio Maggiore, profondo Nord-Est, 20.000 residenti circa, una cittadina a due passi da Vicenza, con i castelli di Giulietta e Romeo a vegliare sul giusto sonno di chi lavora e produce. E non sono ceffi da galera che per delitti efferati vengono messi, appunto, a pane e acqua. No. Bambini. Bambini delle scuole elementari. Il reato? I loro genitori da tempo non pagano la retta della mensa. E la Giunta del Comune, dopo aver mandato solleciti anche a mezzo lettera raccomandata consegnata a mano (!), ha rotto gli indugi: mentre ai loro coetanei veniva servita la pasta al pomodoro, a nove bambini (2 italiani e 7 figli di immigrati – di questi tempi ha senso perfino specificare il provvedimento è stato ispirato da par condicio, l'etnia non è stato di ostacolo, visto che anche Italiani sono stati coinvolti –) sono stati offerti pane ed acqua.
Sguardi interrogativi dei bambini, imbarazzo degli adulti. Se tutto questo serviva a sollecitare la solidarietà, missione compiuta e complimenti alla Giunta. Bambini, insegnanti e Dirigente hanno fatto in modo di dividere quello che c'era anche con chi ha trovato la brutta sorpresa. Ma il timore (la certezza?) è che l'ispirazione fosse altra.
Altro che Diritti e Superiore Interesse dell'Infanzia: ora ci verrà spiegato che l'umiliazione ha valore educativo. Davanti alla legge tutti uguali, vero? D’altro canto, ricordiamo che non più tardi di un anno fa un Ministro della Repubblica decantava pubblicamente le virtù pedagogiche del “cattivismo”. Detto, fatto! E via con un profondersi di spiegazioni e chiarimenti, di rassicurazioni che il Comune già dà sostegno assicurando la mensa agli indigenti per ben 32.000 euro all'anno…
Ma che Paese è quello che interpreta e si fa paladino di una giustizia che se la prende con un ragazzino? Che futuro ha un Paese una cui Amministrazione non esita a usare i bambini per costringere gli adulti a prendersi delle responsabilità? È con un bambino che ha senso prendersela? Per Arciragazzi la risposta è NO. Mai.
Non ci può essere, non c'è nessuna buona ragione per arrivare a questi eccessi, che semplicemente, e tristemente, evidenziano un'esasperazione che fa dimenticare chi si ha fronte: una persona che ha bisogno di tutela, che va promossa perché ha diritti importanti e inalienabili, che ci aiuta a misurare il grado di civiltà del nostro stare insieme. Esasperazione e sonno della ragione e del cuore, che ci fanno dimenticare – non bastasse il richiamo alla civiltà e al diritto – un imperativo biologico di specie: i mammiferi proteggono, curano e nutrono sempre i loro piccoli! Inventiamoci altri modi di tutelare l'impegno comune, perché se arriviamo ad usare ed umiliare i bambini per un malinteso senso di correttezza significa che il nostro stare insieme ci abbrutisce anziché farci crescere. Avere delle ragioni non può, non deve essere sufficiente per abusare di un bambino. È tempo di tornare a guardarci negli occhi.