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Promossa dalla Commissione Parlamentare per l’ Infanzia e l’ Adolescenza

L’indagine, avviata nel 2008, si conclude con l’indicazione di alcune iniziative fondamentali da realizzare, e quindi educazione ai media nelle scuole,  intervento dello Stato nella regolamentazione dei media, stesura di  un codice di tutela dei minori organico, formazione di genitori e insegnanti.
Fondamentali in questi anni le audizioni di associazioni, istituzioni, aziende e centri di studio che si occupano di infanzia e adolescenza: Microsoft, AESVI, Polizia Postale e Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori.

La commissione si è occupata della tutela dei minori nei media sia per promuovere azioni positive finalizzate ad una “una corretta crescita psicologica del bambino”, sia per mettere in campo strumenti  di tutela per proteggere l'immagine e la dignità dei minori nei media.

Dall’analisi dei singoli media emerge che la TV, a cui l'indagine dedica più spazio e il maggior numero di critiche,  si trova sempre più a supplire a una comunicazione familiare spesso assente, a fare quindi da baby sitter ai bambini ma  in modo spesso negativo, in quanto propone loro programmi tipo reality o fiction pieni di immagini violente e di  turpiloquio, immagini di cronaca nera,  scene di sesso esplicito, e inoltre un numero elevatissimo di spot che pubblicizzano junk food.
Il presidente del Comitato Media e Minori ha ricordato che  l'Italia è stato richiamata dall'Ue a causa del decreto  legislativo n. 44 del 16 marzo 2010, che consente la tra¬smissione televisiva di  programmi gravemente nocivi per i minori (pornografia e violenza efferata) nella fascia diurna di programm¬azione televisiva, in contra¬sto con la direttiva europea sui servizi Media e Aaudiovisivi.
Mentre invece la TV potrebbe trasformarsi “da strumento di raccolta pubblicitaria a mezzo di promozione intellettuale ed emotiva del bambino ”, ispirandosi ad esempio alla Carta di Roma del 2011 che invita gli stati membri dell'UE a rafforzare attraverso l’educazione, i media e lo sport, la promozione della tolleranza e della non discriminazione.
Per quanto riguarda Internet e i social network, la Commissione fa notare che un'eccessiva esposizione alla rete può creare problemi se non accompagnata da una adeguata conoscenza dello strumento che spesso è sconosciuto anche ai genitori, e in una famiglia dove la comunicazione virtuale  a volte supplisce a quella personale. Comunque, secondo una ricerca sviluppata all'interno del  programma Safer Internet, l'Italia sarebbe un paese “a basso uso e a basso rischio”: bambini e ragazzi italiani infatti sarebbero meno a rischio  soltanto perché utilizzano di meno il web, ma questa  scarsa conoscenza della rete  produce a sua volta insicurezza ed espone i ragazzi a inutili rischi.
L'Italia risulta invece molto avanti, secondo l'indagine, nel contrastare la pedopornografia on line grazie all'azione della Polizia Postale e alla normativa in cui sta per essere introdotto il reato di “grooming”, ossia l'adescamento dei minori attraverso Internet o il cellulare.
A conclusione dell’indagine, che prese l’avvio dalla Convenzione di New York,  la Commissione esprime la necessità di una tutela organica dei minori sia con un codice di tutela che raccolga tutte  le norme esistenti in materia di minori e media, sia con l'individuazione di un'unica figura, individuata dalla Commissione stessa nel Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, che concentri tutte le funzioni e i poteri in materia di tutela dei minori. Mentre invita lo Stato a tornare a esercitare anche nella comunicazione le funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria legiferando, facendo applicare le leggi e condannando i trasgressori delle medesime, soprattutto vista la evidente inefficacia dei codici di autoregolamentazione.
La Commissione richiama inoltre all’esigenza di un'educazione ai mezzi di comunicazione, che compete a tutta la società ma in particolare alla scuola, affinché bambini e ragazzi possano utilizzare i media in maniera responsabile e sicura. Necessità quindi di educare  ai nuovi media,  ma anche alla TV, e a decodificare gli spot pubblicitari e la pubblicità indiretta nascosta nei prodotti. 
Ma, affinché non si crei un gap tecnologico e di competenze tra ragazzi e adulti è indispensabile  sensibilizzare e formare  i genitori, ma anche aggiornare gli insegnanti, spesso completamente disinformati di fronte alle nuove tecnologie. Formazione e conoscenza dei media necessarie “per consentire all'Italia di recuperare il gravissimo ritardo accumulato in questo campo rispetto a molti Paesi europei ”.

 

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