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In "Adolescenti. Una storia naturale", Bainbridge spiega perché i grandi si dovrebbero inchinare di fronte agli under 20: sono la vetta più alta della specie. Sconvolgimenti emotivi e tempeste ormonali fanno parte del gioco più importante: crescere. Fonte: Repubblica.it 20/02/2010 Daniele Lucarelli
Essere adolescenti non è un crudele scherzo della natura, ma piuttosto il "momento più alto della nostra specie". Quella fase in cui ci si ricopre di peli, si è scontrosi e duri verso il mondo, ci si perde nei meandri dell'introspezione e si soffre la prima volta per amore (tanto per dirne qualcuna) dovrebbe essere vista come un periodo in cui possiamo avere il meglio di due mondi: "l'incantevole meraviglia di un bambino e la rassicurante indipendenza di un adulto". Ne è convinto David Bainbridge, docente di Anatomia clinica veterinaria all'Università di Cambridge e autore di un libro dedicato alle creature più meravigliose - e fastidiose - del pianeta: Adolescenti. Una storia naturale, edito in Italia da Einaudi Stile Libero con la traduzione di Giuliana Lupi.
Con una buona dose di humour e in un mix scoppiettante di biologia, paleontologia, neuroscienze, fisiologia, psicologia, psicoterapia e politica, Bainbridge si rivolge sia agli under 20 che ai loro genitori per convincerli che l'adolescenza è ciò che ha decretato il successo degli uomini sulla Terra e rappresenta perciò la "vetta autentica" della nostra esistenza. Un picco che può far male, certo, ma che ci regala le emozioni più forti di una vita e ci insegna, piano piano, il duro gioco di diventare grandi.
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